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Bisogni educativi ed evoluzione culturale

Una delle specificità umane è la trasmissione di ciò che si apprende, da una generazione a quella successiva. L’istruzione nel corso della storia si è articolata e specializzata per fare fronte a problemi sempre più difficili rispetto ai precedenti e le abilità materiali non sono mai state l’unico oggetto di insegnamento. La sopravvivenza delle comunità umane è stata sempre legata alla  sopravvivenza dei suoi membri, di conseguenza saper cacciare, saper comunicare e raccontare ciò costituivano un insieme di capacità inscindibili. Ma pensare che i bisogni (cognitivi, etici, affettivi ecc.) dell’uomo primitivo fossero più semplici di quelli dell’uomo odierno sarebbe una interpretazione arbitraria ed esprimerebbe solamente un imperialismo culturale ingenuo. Ovviante con la classificazione delle culture si è andato diversificando anche il bisogno educativo, così come la vita biologica e sociale tende verso una progressiva diversificazione e classificazione così il sistema educativo tende allo sviluppo di gradi sempre più elevati di complessità. Però se è vero che oggi possiamo assegnare alla nostra civiltà postmoderna, tecnologica e multimediale, una superiorità in campo pedagogico è altrettanto vero che i problemi educativi di fondo, che vanno affrontati, sono sostanzialmente gli stessi di trentamila anni fa (dell’uomo primitivo): insegnare a crescere e mantenersi sani, insegnare compiti, trasmettere tanto le conoscenze quanto gli interrogativi, consegnare vincoli e stimolare il loro superamento, ottenere il rispetto delle  regole comuni ma anche garantire una certa flessibilità individuale per fronteggiare gli imprevisti e i cambiamenti.

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Pubblicato da admin - 26 aprile 2011 al 10:10

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Tornare ad insegnare

Avendo da imparare tutte queste cose significa che  l’educazione non ha perso il proprio ruolo ma acquisito nuovi compiti in rapporto a problemi e bisogni inaspettati.  Come cultura occidentale imparare a gestire nel miglior modo il processo di mondializzazione-globalizzazione salvaguardando la maggior diversità possibile.  A livello individuale, insegnare a  convivere con la precarietà, l’incertezza, la frustrazione della scelta, per essere consapevoli e non consolati da rappresentazioni favolistiche della realtà.  Insegnare inoltre a ritrovare il contatto con l’esperienza presente del qui ed ora, in un mondo che privilegia qualsiasi cosa sia assente e rappresentabile (desiderabile) mediante simboli. Insegnare inoltre ad essere autonomi in un società che prescrive sempre meno, attraverso la comprensione del senso delle cose ed evitare che l’universo culturale diventi un unico codice simbolico privo di menti in grado di interpretarlo. È ormai superfluo chiedersi se bisogni educare a far di testa propria (tutto sarebbe lecito) o insegnare all’ubbidienza. E’ questa la strategia pedagogica per eccellenza.

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Pubblicato da admin -  al 10:08

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Ciò che dovremmo imparare

La nostra esistenza è attualmente caratterizzata dall’esplosione delle possibilità (fare esempi) ma proprio perché il tempo è una di quelle dimensioni della nostra vita non ancora toccate dalla rappresentazione dovremmo prima di tutto imparare a convivere con la frustrazione della rinuncia poiché nonostante si sia allungata l’aspettativa di vita, l’uomo non avrà mai il tempo sufficiente per fare tutto ciò che la società propone come una possibilità o libera scelta.  Concepire inoltre l’educazione come strumento capace di determinare l’avvenire bisognerebbe avere una qualche idea dell’avvenire stesso. Ma tra le tante nuove possibilità emerse, questa, non ci è più data. Nel senso che non abbiamo la più pallida idea del futuro che ci attende. È proprio nel tentativo di rappresentarci un futuro che siamo colti da un senso di vuoto. Per questo, oggi dovremmo anche imparare a convivere con la precarietà delle spiegazioni, e con l’incertezza delle previsioni preparandoci ad un futuro del quale non possiamo sapere nulla.

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Pubblicato da admin -  al 10:07

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Eccessi di professionalizzazione

I processi di divisione e specializzazione del lavoro hanno prodotto un vivere sociale entro cui è altamente sconsigliato sapere fare un po’ di tutto. Inoltre la specializzazione delle cure sociali è giunta ad un punto che non è possibile offrire una relazione d’aiuto informale senza ricorrere ai termini tecnici, che i mass media hanno convertito in slogan.

È da notare che l’alta specializzazione non è comunque adatta in nessun ambito, perché è impensabile riuscire a trovare un tecnico specializzato per ogni piccolo problema quotidiano.

Attualmente si può facilmente notare una donna e un uomo che giungono alla maternità non sono in grado di cullare un infante che piange. In questo scenario si sono formati gli asili nidi, anche se non sono ancora un fenomeno diffuso globalmente.

In ogni caso è ormai inutile pensare di poter rinunciare agli asili nido, ai centri socio educativi o alle comunità per minori, in nome di un ritrovamento dei “veri valori sociali”. Questo significherebbe non solo buttare il sapere accumulato in questi anni, ma anche rimettere nelle mani di qualcuno un problema che gli è stato sottratto tempo fa.

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Pubblicato da admin -  al 10:02

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Il silenzio del presente

In generale, tutto il mondo pedagogico nei suoi diversi contesti, appare costituito da una molteplicità di discorsi su ciò che deve avvenire prima dell’educazione, dopo di essa e di quello che occorre predisporre per farla. Ma dell’evento che accade ora, dello snodarsi dell’interazione educativa, del dirsi e dell’ascoltarsi entro un orizzonte di significati tutto giocato nella concreta esperienza vissuta assieme, sembra non avere parole per raccontare.

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Pubblicato da admin -  al 09:59

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