Lo stile ossessivo coatto
Reich ha definito i caratteri dello stile coatto come “macchine viventi” riferendosi in particolar modo alla rigidità di pensiero. Con il termine rigidità spesso vengono descritte le persone ossessive coatte, e non solo riferendosi ad una rigidità fisica o al persistere in un azione inopportuna, ma anche in una vera rigidità nel modo di pensare. Ad esempio, in una conversazione con una persona ossessiva coatta si verifica una mancanza di incontro mentale, si ha l’impressione di ricevere un attenzione meccanica e di non essere ascoltati. Alcune analogie con gli ossessivi coatti sono state riscontrate con persone che avevano una lesione organica al cervello, nei quali si notava un’attenzione costretta, ovvero non erano in grado di dirigere l’attenzione secondo la propria volontà. Negli ossessivi coatti si riscontra un atteggiamento simile, e in particolare si può notare che la loro attenzione è intensa e penetrante, e si concentrano in particolare sui dettagli. Quest’attenzione però anche se acuta, è limitata sia nella mobilità che nell’estensione in quanto sembrano incapaci di permettere all’attenzione di vagare o di essere attratta in modo passivo, restando sempre in una continua concentrazione. In questo modo riescono a cogliere in modo ottimale alcuni aspetti (dei particolari) ma perdono molti altri aspetti del mondo. Questo tipo di attenzione implica inoltre che tutto ciò che viene considerata una distrazione, effettiva o potenziale, è inopportuna e viene evitata.
Questa capacità tipica degli ossessivi coatti, non è automatica, ma si sviluppa nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza, infatti non nasciamo con la capacità di concentrarci intensamente, anzi nell’infanzia siamo preda di facili distrazioni.
A differenza quindi della persona normale che riesce ad avere sia un attenzione intensa sia a prendere in considerazioni aspetti fugaci, l’ossessivo coatto manca di questa direzionalità dell’attenzione che si presenta come continua, rigida e ipertrofizzata.
Nella vita quotidiana l’ossessivo coatto è sempre attivo ed ogni azione è carica di sforzo. In ogni attività sembra dove mettere alla prova le sue capacità, e mentre ciò non si nota molto in campo lavorativo, si nota invece in attività ludiche, dove è riposto lo stesso impegno, e quindi lo stesso sforzo. Lo sforzo della persona normale però è differente da quello dell’ossessivo coatto. Infatti per la persona normale lo sforzo è faticoso, mentre per il coatto è travagliato e tormentato.
Ulteriore aspetto interessante in questa prospettiva è che l’attività in questo contesto non sembra essere libera, ma imposta. L’ossessivo coatto non agisce perché vuole fare qualcosa, ma perché sente di dover fare qualcosa, è costretto da qualche necessità o esigenza che egli stesso si impone. Quindi, possiamo definire l’attività dell’ossessivo coatto imposta, e lui stesso l’impositore. L’individuo esercita una pressione costante su se stesso, e allo stesso tempo vive in tensione di quella pressione. C’è da sottolineare però che questa imposizione non è limitata solo ad attività volontarie. Infatti mentre per una persona normale i propri interessi e sensazioni non sono soggette ad una scelta volontaria o predeterminata, nell’ossessivo coatto anche le proprie sensazioni ed emozioni devono essere dirette. Essi non tollerano nessuna interferenza con la loro direzionalità, e non solo non la tollerano dall’esterno, ma non la tollerano nemmeno da se stessi. In questo contesto l’impulso o la sensazione diventano delle tentazioni che possono corrompere il lavoro che si sta svolgendo e interferire con quello che loro vogliono (devono) fare.
Diventa così importante per l’ossessivo coatto capire e sapere sempre chi è e cosa fare. Una volta stabilito questo il ruolo diventa una direttiva di comportamento che include sia le espressioni che il modo di parlare (ora sono un lavoratore; ora sono un marito). Le pressioni dell’ossessivo coatto e i “dovrei” che si impone si riferiscono a principi morali e per questo aspetto il senso dei dovrei potrebbe coincidere con la funzione del Super-io, che nell’ossessivo coatto viene stimata come troppo severa. Se però la pressione non fosse severa si andrebbe a confondere con le scelte libere del soggetto, e si perderebbe quel senso di direttiva esterna.
Possiamo quindi definire l’ossessivo coatto come una persona che non si senta libera, e in particolare si sente a disagio proprio nelle situazioni in cui si offre una possibilità di libertà. Le proprie pressioni infatti non sono solo il suo male, ma anche le linee guida da seguire in ogni momento.
La mancanza di rilassamento e di abbandono che accompagna gli ossessivi coatti non gli permette di vivere esperienze affettiva, e tali settori della vita psicologica tendono a ridursi. Ogni azione che richieda un rilassamento o una deliberatezza è considerata inopportuna e pericolosa.
È opportuno qui considerare un ulteriore aspetto, di disagio, che spesso provano gli ossessivi coatti. Ci riferiamo alla paura di impazzire o di perdita di controllo. Questa paura sembra sorgere quando viene interrotta la loro consueta rigidità. Un’altra paura tipica dell’ossessivo coatto è quella di prendere decisioni. Evita in tutti i modi l’atto di prendere decisioni, ma nessuno può evitarle del tutto, e quando si trova nella necessità di farlo, cerca di trovare qualche regola o qualche principio che potrebbe fornire una soluzione giusta. Se riesce a trovare qualche regola, la necessità di prendere una decisione scompare e si tratta solo di applicare quella regola. Quando invece non riesce a trovare una regola, finisce per logorarsi e lotterà per trovare una soluzione giusta. Nonostante però tutte le esitazioni e i lunghi ragionamento, la decisione risulterà troppo brusca, infatti arriverà ad un certo punto che deciderà di scegliere, e considererà quella decisione una nuova direttiva da seguire a tutti i costi che sia essa giusta o sbagliata.
Nell’ossessivo coatto si ha quindi una generale perdita della realtà. Si preoccupa spesso di cose assurde, alle quali può non crederci in modo assoluto, ma afferma di poter avere una determinata cosa (non crede di avere il cancro, afferma che potrebbe averlo). Possiamo infine rilevare una sorta di paradosso nell’ossessivo coatto, infatti è caratterizzato da due aspetti: il dubbio e l’incertezza da un lato, e il dogma dall’altro. La psicoanalisi ha risolto questo paradosso considerando il dogma la soluzione al dubbio e all’incertezza.
