Eccessi di professionalizzazione
I processi di divisione e specializzazione del lavoro hanno prodotto un vivere sociale entro cui è altamente sconsigliato sapere fare un po’ di tutto. Inoltre la specializzazione delle cure sociali è giunta ad un punto che non è possibile offrire una relazione d’aiuto informale senza ricorrere ai termini tecnici, che i mass media hanno convertito in slogan.
È da notare che l’alta specializzazione non è comunque adatta in nessun ambito, perché è impensabile riuscire a trovare un tecnico specializzato per ogni piccolo problema quotidiano.
Attualmente si può facilmente notare una donna e un uomo che giungono alla maternità non sono in grado di cullare un infante che piange. In questo scenario si sono formati gli asili nidi, anche se non sono ancora un fenomeno diffuso globalmente.
In ogni caso è ormai inutile pensare di poter rinunciare agli asili nido, ai centri socio educativi o alle comunità per minori, in nome di un ritrovamento dei “veri valori sociali”. Questo significherebbe non solo buttare il sapere accumulato in questi anni, ma anche rimettere nelle mani di qualcuno un problema che gli è stato sottratto tempo fa.

In generale, tutto il mondo pedagogico nei suoi diversi contesti, appare costituito da una molteplicità di discorsi su ciò che deve avvenire prima dell’educazione, dopo di essa e di quello che occorre predisporre per farla. Ma dell’evento che accade ora, dello snodarsi dell’interazione educativa, del dirsi e dell’ascoltarsi entro un orizzonte di significati tutto giocato nella concreta esperienza vissuta assieme, sembra non avere parole per raccontare.
Nel mondo si è formata una situazione quanto meno strana. Le prestazioni sociali che prima si ottenevano gratis, oggi invece si ottengono pagandole. Questo può assumere diversi significati: che si preferisce investire denaro in cambio ti tempo/fatica; che il pagante è nell’impossibilità/incapacità di procurarsi altrimenti ciò per cui si è disposti a pagare; che la prestazione attesa possiede qualcosa di particolare che ne giustifica l’acquisto.
Le pratiche educative costituiscono una delle strategie adattive principali per la specie umana. Da sempre, la struttura del rapporto tra le popolazioni e l’ambiente porta con se un doppio movimento : un percorso di stabilizzazione dell’evoluzione culturale e un percorso parallelo e opposto di trasformazione continua. In una dinamica di equilibrio-trasformazione-riequilibrio ogni cultura si è sforzata di rimanere fedele a se stessa ma anche di cambiare per non soccombere. L’educazione ha a che fare, dunque, sia con l’integrazione e la dipendenza dell’individuo dalla collettività sia con la crescita della sua autonomia.
Imparare ed insegnare non sono la stessa cosa. Sappiamo che non è possibile imparare qualcosa dall’esperienza degli altri se questi non hanno nessuna intenzione di insegnarla e se fosse il contrario tutte le forme che le pratiche educative hanno assunto nei millenni sarebbero state una perdita di tempo, e qualsiasi approccio pedagogico all’apprendimento sarebbe destinato al fallimento.