I disturbi della memoria: le amnesie

L’amnesia è un disturbo della memoria caratterizzato dall’incapacità di rievocare ricordi passati o di acquisire nuove informazioni. I pazienti con amnesia non sono in grado ne di ricordare cosa hanno fatto poco tempo prima, e in casi gravi non sono in grado nemmeno di ricordare eventi eclatanti della vita personale. Come anche in altri disturbi, anche per i pazienti amnesici c’è la probabilità di anosognosia, ovvero la mancanza di conoscenza della propria malattia che può portare a racconti inventati, processo definito confabulazione. Tale confabulazione può essere così spontanea e fluida da essere definita confabulazione spontanea.

La maggior parte dei pazienti con disturbi alla memoria, ha un quadro clinico di amnesia globale, caratterizzato da una mancanza di ricordi passati (amnesia retrograda) e da un’incapacità di acquisire nuovi ricordi (amnesia anterograda). Di solito l’amnesia retrograda e anterograda fanno riferimento all’insorgere dell’evento ad esempio un trauma, quindi si fa riferimento a prima e dopo il trauma.

Per ciò che riguarda l’amnesia retrograda in particolare, molti studi hanno dimostrato che vengono perduti maggiormente i ricordi più recenti, mentre quelli più datati riescono a conservarsi. Questo deficit coinvolge sia eventi pubblici che ricordi autobiografici (della persona). Per questi ultimi è possibile fare un ulteriore distinzione, ovvero ricordi che si riferiscono a episodi specifici e quelli che possono essere definiti come conoscenze generali sugli eventi personali.

Fin dal 1911, con Claparede, è stato dimostrato che anche i pazienti amnesici possono, inconsapevolmente, avere delle abilità ad apprendere. Infatti questo autore strinse una prima volta la mano con uno spillo ad un suo paziente, e notò che negli incontri successivi il paziente, anche se non ricordava per quale motivo, si rifiutava di dargli la mano. Oggi molti autori hanno sottolineato la possibilità di creare fenomeni di condizionamento motorio e di apprendimento non cosciente nel paziente. È stato anche dimostrato che molti pazienti falliscono le prove dove è richiesto un richiamo cosciente del materiale, ma sono in grado di affrontare compiti dove si richiede la dimostrazione implicita dell’apprendimento.

È necessario quindi fare una differenza tra memoria esplicita e memoria implicita. La prima si riferisce ad eventi che vengono portati alla mente intenzionalmente e coscientemente, la seconda si riferisca ad una rievocazione di materiale in modo automatico e non cosciente.

Un’altra abilità che i pazienti amnesici conservano, è la capacità di mantenere per pochi secondi delle informazioni in memoria. Naturalmente la quantità di materiale, sia verbale che visuo-spaziale, sono limitate.

Le prove che vengono utilizzate per analizzare i pazienti amnesici possono essere divise in tre grandi categorie: prove di memoria immediata, prove di apprendimento e prove di richiamo.

La prove di memoria immediata hanno la caratteristica di essere presentate una sola volta e di essere subito riprodotte dal paziente. Attraverso la presentazione di stimoli di diversa lunghezza si riesce ad avere una misura dello span del paziente. Due prove in Italia sono molto utilizzate, lo span per le cifre e lo span per parole bisillabiche. Una prova che non utilizza materiale verbale è il test di Corsi che utilizza nove cubetti che vengono toccati dall’esaminatore in sequenze sempre maggiori e che il paziente deve riprodurre.

Le prove di apprendimento consistono in una ripetizione di stimoli in quantità maggiori di quelle delle prove immediate, in questo modo si può misurare l’efficienza dei meccanismi dell’immagazzinamento della memoria a lungo termine. Le diverse prove possono differenziarsi per la lunghezza delle liste e per la modalità di presentazione (parole singole o coppie di parole). Due prove non verbali utilizzate spesso sono il test di Corsi, con un presentazione ripetuta di un percorso sui nove cubetti, e una copia differita della figura complessa di Rey.

Per le prove di rievocamento di ricordi passati si hanno più difficoltà. Infatti mentre per gli eventi pubblici esiste un questionario che viene somministrato al paziente (anche se non aggiornato ad oggi), per gli eventi autobiografici bisogna affidarsi alle informazioni ricevute dai familiari. Esistono comunque due tipi di test, uno diviso in base a diverse fasce di età, e l’altro consiste nel rievocare ricordi collegati a parole stimolo fornite.

Avendo appurato che esistono diverse strutture separate che gestiscono la memoria, è necessario che siano somministrate tutte le diverse prove per avere un quadro clinico completo.

Possiamo affermare che in generale l’amnesia globale è caratterizzata da difficoltà nel ricordare eventi pubblici o privati passati, da deficit nell’apprendimento e da un risparmio della memoria abbreviata. È bene precisare che i pazienti amnesici non hanno problemi nel parlare, scrivere o riconoscere gli oggetti. È possibile, però, che anche la memoria semantica sia deficitaria in alcuni pazienti. Per memoria semantica intendiamo  una memoria in grado di immagazzinare ricordi per i significati delle parole, le immagini del mondo esterno, la rete dei nessi logici che legano i concetti. L’amnesia semantica selettiva è la perdita di una di queste conoscenze. Un particolare fenomeno che si verifica con questa amnesia è l’effetto categoria-specifico, ovvero deficit selettivi per particolari categorie, come i nomi delle persone o le parti del corpo. Anche se molto spesso è la differenza tra esseri animati e inanimati che è deficitaria in questi pazienti. Le lesioni che provano amnesia semantica sono spesso localizzate nei lobi temporali.

Le cause dell’amnesia possono essere molte e diverse, tra queste ci sono gli ictus, traumi, le intossicazioni croniche, ecc.. Queste diverse cause possono ledere i diversi meccanismi implicati nella memorizzazione che sono: strutture del sistema libico (porzioni mediali dei lobi temporali, strutture diencefaliche, regioni orbitali dei lobi frontali) circuito cortico-sottocorticale (ippocampo, colonne del fornice, corpi mammillari connessi attraverso la via mammillo-talamica si connettono al talamo anteriore, che proietta al giro del cingolo) e altre strutture come amigdala, giro paraippocampale, polo temporale, nuclei del sotto pellucido e aree corticali frontali orbitali.

Una delle sindromi amnesiche più conosciute è la sindrome di Kosakoff, causata da un abuso di alcool, che provoca un danno ai nuclei dorso mediali del talamo e ai corpi mammillari. Tale sindrome è caratterizzata da amnesia anterograda, lieve amnesia retrograda e confabulazione.

In genere, lesioni hai lobi frontali, causano deficit di memoria anterograda e retrograda, con confabulazione, anosognosia e disturbi della personalità. Invece, lesioni bilaterali dei lobi temporali, provocano una grave amnesia anterograda con deficit dell’apprendimento. Se la lesione temporale è causata da herpes virus, è possibile che si presenti una dissociazione categoriale all’interno della memoria semantica.

Più frequentemente le amnesie sono causate da traumi o da Alzheimer. Dopo un trauma, per esempio, il paziente può entrare in coma e successivamente può avere un’amnesia temporanea o permanente, ma difficilmente recupererà il ricordo del trauma.

Una particolare tipo di amnesia, non conseguente a nessun trauma, è l’amnesia funzionale (amnesia dissociativa), caratterizzata da deficit retrogradi principalmente di episodi autobiografici.

La memoria ormai è considerata una funzione multi-componenziale, definita da Tulving un insieme di processi cognitivi. Attualmente la prima fondamentale distinzione è quella tra la memoria a breve termine (MBT) e la memoria a lungo termine (MLT). La MBT è in grado di mantenere un numero limitato in informazioni per pochi secondi, e secondo gli ultimi studi esistono magazzini separati per le diverse modalità di informazioni.

La MLT, invece, è un magazzino di capacità illimitata in cui risiedono permanentemente tutte le informazioni. Il modello multi-componenziale suddivide la MLT in due sistemi, dichiarativo e non dichiarativo. Il primo si riferisce ad una memoria il cui contenuto può essere espresso verbalmente ed è suddiviso in memoria semantica e memoria episodica. Il sistema non dichiarativo fa riferimento ad abilità mnestiche non coscienti. Anche qui sono presenti due sottosistemi, la memoria procedurale e il sistema percettivo rappresentazionale. La prima è un sistema che si occupa dell’apprendimento implicito delle abilità motori, percettive e cognitive; il secondo è deputato all’apprendimento di abilità percettive.