Sociologia

La dinamica della popolazione e le condizioni igienico-sanitarie


La demografia è la scienza che studia le dimensioni, la composizione, la distribuzione e i cambiamenti che caratterizzano le popolazioni umane.

È possibile generalizzare il concetto di crescita/declino di una popolazione in tre fattori fondamentali: il tasso di natalità, il tasso di mortalità e il tasso di immigrazione. Il primo è il tasso rappresentato generalmente dal numero di nascite per anno ogni mille abitanti. Il tasso di mortalità di una popolazione è rappresentato dal numero di morti per ogni anno ogni mille abitanti. Il tasso di immigrazione, invece, è rappresentato dal numero di immigranti e emigranti ogni anno per mille abitanti. La migrazione in particolare è prodotta da due fattori, la spinta (l’insieme delle condizioni che spinge la gente ad emigrare) e l’attrazione (l’insieme delle condizioni che richiama la gente n un certo posto). Tutti questi dati sono grezzi e da essi è possibile ricavare dati più specifici.

I cambiamenti demografici si misurano con il tasso di incremento naturale della popolazione, ovvero la differenza tra i vivi e i morti.

La differenza tra le società preindustriali e le società industriali è che mentre nelle prime il tasso di natalità è cresciuto nelle seconde è enormemente diminuito.

Le innovazioni portate dall’industrializzazione nei paesi occidentali, in particolar modo, si sono introdotte in un processo che è durato per circa due secoli. Nelle società preindustriali c’è stato invece una brusca introduzione delle innovazioni, come i medicinali, che ha ridotto drasticamente il tasso di mortalità, facendo restare invariato il tasso di natalità. Il tasso di natalità non è diminuito come è accaduto nei paesi industrializzati perché questi cambiamenti riguardano la pianificazione familiare e vengono assorbiti da una società molto lentamente.

La teoria della transizione demografica afferma che il tasso di incremento di una popolazione tende a stabilizzarsi una volta raggiunto un certo livello di sviluppo economico. Nelle società industriali i figli non sono una risorsi bensì una spesa, e questo spiega la diminuzione del tasso di natalità.

La transizione demografica passa attraverso tre stadi fondamentali. Una prima fase in cui è molto alto sia il tasso di natalità che di mortalità, una seconda fase in cui il tasso di mortalità diminuisce ma quello di natalità resta invariato e una terza fase in cui il tasso di natalità decresce e il tasso di mortalità si mantiene basso.

È abbastanza evidente che le società devono trovare delle strategie per limitare l’incremento demografico. Alcune delle strategie utilizzate sono: la pianificazione familiare (contraccezione per limitare il numero dei figli), incentivazioni (metodi ricolti ad incoraggiare la gente a limitare il numero dei figli), riforme economiche (tanto migliori sono le condizioni economiche, tanto più le persone sono propense a limitare il numero dei figli), la coercizione (numero dei figli fissati dallo stato e fatto rispettare attraverso leggi).

Il tasso di mortalità nelle società preindustriali era dovuto soprattutto da infezioni acute nei bambini, mentre nelle società industriali le cause di morte sono maggiormente croniche e soprattutto negli anziani. Molte studi dimostrano che, nelle diverse società, i problemi di salute sono più diffusi tra gli individui appartenenti a classi inferiori, questo probabilmente perché hanno un’alimentazione meno controllo tata e conoscono meno i sintomi di malattie.

In tutte le società c’è una risposta strutturata alle malattie. C’è sempre anche un ruolo del paziente, ovvero un insieme di comportamenti che ci si aspetta da una persona ammalata. In ogni società, inoltre,  sono sempre esistiti esperti nella cura delle malattie.

L’industrializzazione, insieme a tutti i benefici che ha portato alle società, ha anche portato aspetti negativi. Alcuni di questi sono l’inquinamento ambientale e l’esaurimento delle risorse primarie.

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Pubblicato da admin - 26 marzo 2011 al 12:11

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L’ordinamento politico

L’attività economica è strettamente connessa con l’attività politica. L’elemento più importante dell’ordinamento politico è lo stato che esercita il potere legittimamente ponendosi al di sopra di tutti. In particolare lo stato è costituito da un popolo, un territorio e una sovranità.

La politica riguarda il potere in tutte le sue forme. Weber definisce il potere come la capacità di controllare il comportamento degli altri anche se questi non sono consenzienti. Il potere è quindi la capacità di prendere parte attiva a un processo decisionale.

Il potere può essere legittimo o illegittimo. È legittimo quando la collettività riconosce che coloro che lo esercitano hanno il diritto di farlo e Weber utilizza il termine autorità in riferimento a questo tipo di potere. Il potere è illegittimo invece, quando la collettività non crede che chi lo esercita ne abbia diritto e Weber utilizza il termine coercizione in riferimento a questo potere. Il potere basato sulla coercizione non è stabile, in quanto gli individui vi si sottomettono solo per paura.

Weber ha distinto tre tipi fondamentali di autorità legittima, l’autorità tradizionale, l’autorità legale-razionale e l’autorità carismatica. Il potere fondato sull’autorità tradizionale è legittimato dalle tradizioni e dai costumi. Il potere fondato sull’autorità legale-razionale è invece legittimato da regole e procedure che definiscono diritti e obblighi dei governanti. Infine con l’autorità carismatica il potere è legittimato dalle qualità che la gente attribuisce ad un leader.

Secondo la prospettiva funzionalista le funzioni principali dello stato sono quattro: l’imposizione delle norme codificandole in leggi (penali e civili), arbitrato dei conflitti (gestisce l’ordine), programmazione e direzione e gestisce i rapporti con gli altri paesi.

La prospettiva conflittualistica, attraverso Rousseau, sostiene che una volta gli individui erano allo stato di natura, ma poi cominciarono a lottare finché non stipularono un contratto sociale grazie al quale lo stato fu ristabilito. Lo stato però non garantì una giustizia uguale per tutti, provvedendo solo alla tutela dei ricchi.

Una caratteristica delle società occidentali è la democrazia. Questa non intesa in senso letterale, perché i cittadini non hanno il diritto di partecipare a tutte le decisioni. Si tratta in particolare di una democrazia rappresentativa, gli elettori scelgono i rappresentati che avranno il compito di prendere le decisioni politiche.

I requisiti che una società deve avere per raggiungere la democrazia sono: un buon livello di sviluppo economico, un controllo sui poteri dello stato, l’assenza di divergenze fondamentali, la tolleranza delle critiche, l’accesso complete alle informazioni da parte del popolo e la diffusione del potere (no monopolio).

In genere i cambiamenti nelle istituzioni avvengono per evoluzione. Può accadere però, che questi avvengano per rivoluzioni. Le rivoluzioni sono differenti dai colpi di stato, infatti questi ultimi non richiedono l’uso eccessivo della forza e sono in genere compiuti da militari. Nelle rivoluzioni, invece, la violenza di massa è d’obbligo. Ci sono diverse condizioni che danno avvio ad una rivoluzione: coloro che detengono il potere rinunciano ad accettare i cambiamenti, le risorse sono distribuite in modo ingiusto, la gente è consapevole che esiste un’alternativa al sistema esistente, le istituzioni si trovano in uno stato di debolezza, l’apparato militare collassa.

Quando queste condizioni vengono soddisfatto è molto probabile che si verifichi una rivoluzione, che in genere non è gestita da individui appartenenti alla classe oppressa, ma da gente istruita appartenente alla classe media.

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Pubblicato da admin -  al 12:09

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L’ordinamento economico

L’ordinamento economico è il sistema istituzionalizzato diretto alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi. I mezzi di produzione influenzano fortemente la società, ed un cambiamento di questi genera inevitabilmente un cambiamento nell’intera società.

Tutte le società prevedono una divisione del lavoro tra i membri. Questa divisione è funzionale  in quanto permette di accrescere l’efficienza della vita politica.

Anche se presente nelle società preindustriali, la divisione del lavoro nelle società industrializzate si è manifestata in modo ancora più specializzata, e gli individui di solito contribuiscono solo in minima parte al prodotto finale.

Gli effetti della divisione del lavoro sono stati ben studiati da Duerkheim, il quale ha differenziato uno degli aspetti che considerava più importanti nella società, la solidarietà. Nelle società tradizionali è presente una solidarietà meccanica, in quanto le società sono piccole e tutti i membri condividono gli stessi valori. Nelle società industriali, invece, esiste una solidarietà organica caratterizzata da un legame meno stretto tra i membri. I valori e le credenze sono diversi tra i membri e le persone considerano se stesse prima e poi il gruppo a cui appartengono. In questo modo, però, la solidarietà su basa sulle differenze tra gli individui, e questi per far in modo che la società funzioni devono poter contare l’uno sull’altro, in quanto ognuno ha delle funzioni specifiche.

Per l’autore il problema principale delle società moderne è la divisione del lavoro, che differenziando sempre più le persone, mette a repentaglio la dedizione alla comunità e ai suoi valori. Da questo può derivare uno stato di anomia, cioè di assenza di orientamenti normativi.

Nelle società industriali l’attività lavorativa è suddivisa in tre settori. Il settore primario comprende le attività di raccolta e produzione di risorse naturali, il settore secondario comprende le attività di trasformazione delle materie prime e il settore terziario comprende le attività di servizio.

La professione è un particolare tipo di occupazione che richiede delle conoscenze specifiche, e in generale danno più ricchezza e prestigio. Le professioni si distinguono dalle occupazioni in quanto hanno un margine di autonomia nel lavoro maggiore, fanno parte di associazioni che rappresentano i loro interessi,  l’accesso alla professione è molto controllato e le professioni hanno un codice etico al quale tutti membri devono aderire.

Un problema che ha suscitato da sempre la curiosità dei sociologi sono le manifestazioni di alienazione del lavoratore. Per alienazione si intende il senso di impotenza e di mancanza di significato che gli essere umani provano di fronte a situazioni che non riescono a controllare. Secondo Marx le ragioni di questa alienazione risiedono nella proprietà privata dei mezzi di produzione e nell’estrema divisione del lavoro.

Nel corso dei secoli, nessuna società ha mari raggiunto una situazione di pieno impiego, ovvero un’assenza totale di disoccupazione. Spesso, la disoccupazione si accompagna alla sottoccupazione, una situazione in cui le persone lavorano ricevendo una retribuzione bassa rispetto al loro livello di capacità. Una categoria molto colpita da questo effetto è quella dei laureati. Questo succede in quanto c’è un disequilibrio tra scuola e mercato, infatti la prima continua a produrre laureati ma il mercato non riesce più ad assorbirli.

Da molto tempo l’economia capitalistica non si basa più su molti singoli capitalisti, quanto da corporations, ovvero organizzazioni commerciali formali la cui proprietà è frammentata, divisa tra centinai di azionisti. In teoria i proprietari delle azioni controllano le corporations, ma in pratica gli azionisti avallano solo le decisioni del consiglio di amministrazione.

Ormai, quasi tutte le corporations, hanno assunto delle dimensioni internazionali, impiantando le loro industrie all’estero, diventando così multinazionali.

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Pubblicato da admin -  al 12:08

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La religione

In tutte le società conosciute è sempre esistita una qualche forma di religione. La religione può assumere molteplici forme, ma è un istituzione universale. Uno degli autori che per primo di è occupato di religione è stato Durkheim, che mi se in evidenzia una caratteristica comune a tutte le religioni, l’opposizione tra il sacro e il profano. Il sacro inteso come tutto ciò che incute timore reverenziale e profondo rispetto. Il profano come tutto ciò che fa parte del mondo comune e che ha il potere di rendere impuro e corrompere.

Si può quindi affermare che la religione è un sistema di credenze e di pratiche condivise da una comunità e orientate verso un mondo sacro, soprannaturale.

Durkheim ha sempre sostenuto che la religione svolgesse una funzione vitale per il mantenimento dell’ordine sociale complessivo. L’autore si concentrò su forme di religioni semplici, per cercare di capire il funzionamento alla base. Studiò quindi il totemismo, che aveva un totem rappresentate un oggetto qualunque considerato sacro. Il totem era un simbolo sia sacro che sia rappresentate per la società. Duerkheim giunse alla conclusione che gli individui con la religione non fanno altro che venerare la loro società trasformata in termini simbolici.

I moderni sociologi, sviluppando le idee di Durkheim, hanno individuato molte funzioni della religione, come: la solidarietà sociale, l’attribuzione di significato, il controllo sociale, il cambiamento sociale e il sostegno psicologico.

La prospettiva conflittualista, sostiene, che la religione può anche essere al centro del conflitto sociale. Marx sosteneva che la religione costituiva una profonda forma di alienazione, intesa come processo attraverso il quale gli individui perdono il controllo sul mondo sociale. Inoltre affermava che la religione dominante è sempre la religione della classe dominante nell’economia e nella politica.

Weber non era molto d’accordo con queste definizioni e sosteneva che in determinate circostanze le idee religiose, potevano influenzare il cambiamento sociale (come il protestantesimo calviniano a influenzato lo sviluppo del capitalismo).

Le organizzazioni religiose si possono distinguere in quattro tipi fondamentali: la chiesa, la confessione, la setta e il culto. La chiesa è un organizzazione religiosa ufficiale che rivendica come propri membri tutti gli individui che formano una società.

La confessione è una organizzazione religiose che rivendica a se l’obbedienza di una parte consistete delle popolazioni (chiese protestanti).

La setta è un corpo meno organizzato formalmente, che trae origini da una scissione avvenuta nell’ambito di una confessione.

Il culto è la forma meno organizzata e più temporanea di tutte le organizzazioni religiose.

Le società più industrializzate hanno mostrato la tendenza a diventare sempre più laiche. La secolarizzazione è proprio il processo attraverso il quale la religione perde il suo potere di influenzare la società. Questo processo si può notare soprattutto quando le religioni diventano istituzioni separate. Infatti nelle società moderne, con l’esistenza di molte istituzioni, la religione viene limitata nella sua influenza, trovandosi anche a competere con altre istituzioni come la scienza.

Anche se i dati dimostrano che la religione tradizionale ha subito molte erosioni, non sembra che le persone siano propense ad abbandonare l’idea di un soprannaturale.

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Pubblicato da admin -  al 10:37

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L’istruzione

Con l’avvento dell’industrializzazione, la scolarizzazione di massa è diventata una necessità. È infatti necessario che gli individui acquisiscano conoscenze per poter svolgere i compiti che successivamente gli saranno assegnati. In queste stesse società l’istruzione è diventata una delle istituzioni più importanti. Definiamo quindi l’istruzione come la trasmissione sistematica e formalizzata di conoscenze, abilità e valori.

In gran parte dell’occidente, si è affermato il principio che il diritto allo studio spetta ad ogni cittadino e che è lo stato che deve garantire l’istruzione obbligatoria per tutti. Oltre a tutti gli aspetti positivi derivanti da questa iniziativa, ci sono anche alcuni aspetti negativi, come l’abbassamento del livello qualitativo nelle scuole.

Nel corso dell’ultimo secolo si è pensato che la scuola potesse servire al raggiungimento di molti fini pratici, come il successo della democrazia, la risoluzione di problemi sociale che prima erano di competenza della famiglia, attuare un maggiore controllo sulla comunità.

La prospettiva funzionalista ha spiegato in modo dettagliato l’importanza della scuola per mantenere l’ordine sociale. La scuola infatti serve per trasmettere ai giovani le conoscenze e le abilità che in una moderna società sono considerati di particolare importanza. Inoltre l’istruzione, in una società multietnica, contribuisce all’integrazione delle minoranze.

La scuola offre anche l’opportunità di acquisire la consuetudine a riflettere ed è una via di accesso alle professioni. Infatti, ad oggi, il titolo che una persona consegue al termine degli studi influenza fortemente le possibilità della sua vita futura.

Oltre tutte queste funzioni manifeste, la scuola ha molte altre funzioni latenti. Tra queste la funzione di baby sitting delle scuole, la funzione di incontro per i giovani e anche una funzione di limitare i guai che gli adolescenti potrebbero commettere.

La prospettiva del conflitto, invece, pone al centro dell’attenzione i modi in cui i diversi gruppi sociali si servono dell’istruzione. Questi autori si chiedono come mai vengono richieste sempre credenziali più alte, e rispondono a questa domanda sostenendo che gli imprenditori lo fanno per due ragioni. Innanzitutto lo fanno per selezionare maggiormente le persone, e perché condividono l’idea che le persone più istruite sono anche le persone più produttive. In realtà le scuole insegnano poche cose pratiche ed effettivamente utili nel campo lavorativo.

Inoltre tali autori sostengono che limitando l’accesso alla professione (occupazione che richiede un bagaglio di conoscenze e di un addestramento ampio e sistematico), vi si aumenta il prestigio e le possibilità di guadagno.

Ogni scuola può essere considerata come un sistema sociale in miniatura. La caratteristica più evidente è che essa è un organizzazione formale, burocratica. Gli alunni infatti sono raggruppati in base all’età e alle materie e le procedure d’insegnamento vengono eseguite nel modo più uniforme possibile.

Un’altra caratteristica della scuola è la competizione. Gli studenti sono portati a competere gli uni con gli alti per il successo scolastico in modo che i perdenti vengano a poco a poco eliminati.

Un fenomeno che negli ultimi tempi si è potuto rilevare nelle scuole è l’aumento dei voti alti e la diminuzione del livello di preparazione. Questo si è potuto spiegare con le pratiche pedagogiche che sono molto più permissive, con lo sfaldamento della famiglia che non segue più i ragazzi, con l’influenza della televisione, con la scarsa qualità d’insegnamento e con il declino dell’autorità degli insegnanti. Probabilmente la combinazione di questi fattori ha prodotto il declino delle abilità degli studenti.

Gli autori che sostengono la teoria del conflitto, affermano che le probabilità di successo degli individui sono fortemente influenzate dalla classe sociale di appartenenza. I fattori che incidono maggiormente sono il reddito e la classe sociale, i costi dell’istruzione, le aspettative della famiglia, il contesto culturale(che può massimizzare o meno il potenziale di apprendimento), l’alimentazione (studi dimostrano che la malnutrizione nel periodo precedente alla nascita, può menomare lo sviluppo intellettuale), l’atteggiamento degli insegnanti nei confronti degli alunni non appartenenti alla classe media, l’etichettamento, l’influenza del gruppo dei pari e l’intelligenza.

Quest’ultima spesso viene valutata con i test di Q.I. i quali, però, sono culturalmente determinanti, in quanto partano dal presupposto che l’individuo abbia delle conoscenze di base, l’imitando quindi il successo a gruppi diversi.

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Pubblicato da admin -  al 10:33

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