I gruppi

Diffusione transpersonale

Un diverso tipo di commuting è la diffusione tran-personale e trans-temporale, che a differenza del racconto efficace è involontaria.

Il termine diffusione indica che non realizza un trasporto o uno spostamento, ma un rilascio, un’occupazione silenziosa del campo del gruppo. Ciò che si diffonde sono elementi della storia di ciascun individuo. Più in particolare possiamo definire questi elementi delle qualità, qualità che si riferiscono ad una modalità di stare insieme e di percepire se stessi, che l’individuo ha acquisito nell’ambiente in cui è cresciuto.

Queste modalità per diffondersi nel campo del gruppo, oltre ad utilizzare la loro forza, utilizzano le forze proprie del gruppo, come la comunicazione. Quando il campo del gruppo viene polarizzato dalla diffusione di qualità come rancore o disperazione, l’emergere di altri sentimenti è impossibile.

Le qualità che vengono diffuse, anche se apparentemente semplici, sono molto complesse. Un particolare tipo di qualità diffuse sono quelle patologiche, che permettono al paziente, con l’aiuto dell’analista e degli altri membri del gruppo, di affrontarle (fin ad allora il soggetto le ha affrontate da solo).

L’analista, nel momento in cui c’è al diffusione di qualità patologiche, deve adoperarsi per mantenere attive e vivaci tutte le funzioni del gruppo stesso, per evitare il collasso del funzionamento del gruppo. Inoltre per superare ed uscire dal campo patologico, l’analista e il paziente devono procedere per piccoli aggiustamenti. Quando il campo sarà destrutturato, l’analista e gli altri partecipanti restaurare il campo consentendo le sensazioni e i pensieri del gruppo.

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Pubblicato da admin - 15 giugno 2011 al 17:54

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L’invenzione psicoanalitica del gruppo

Il concetto di gruppo è stato introdotto sin dall’inizio della psicoanalisi, ma è sempre stato considerato come la parte traumatica della psicoanalisi.

Freud inizialmente introduce il concetto di gruppo psichico come un modello dell’organizzazione e del funzionamento intrapsichico. Il gruppo psichico è costituito da una serie di elementi (neuroni, pulsioni, ecc.) legati tra loro che formano una certa massa e che funzionano come degli attrattori di legame. Questo stabilisce dei rapporti di tensione con altri elementi che sono in grado di modificare certi equilibri. L’io rappresenta questo gruppo psichico, e l’inconscio rappresenta il gruppo psichico scisso.

L’interesse di Freud per questi argomenti cresce, e nel libro Totem e Tabu (1912) avanza in conclusione un ipotesi di anima di gruppo. Più in particolare dei processi psichici, secondo l’autore, sono inerenti a insiemi intersoggettivi, ciò implica che la realtà psichica non è localizzata interamente nel soggetto, considerato nella singolarità del suo apparato psichico.

Da questi anni in poi, si possono individuare tre modelli che cercano di spiegare il passaggio dall’individuo alla serie.

Il primo modello introduce la nozione che la realtà psichica del gruppo si ricava dagli effetti dell’alleanza fraterna per uccidere il Padre dell’Orda primitiva. Successivamente in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”(1921) viene descritto un secondo modello, secondo il quale l’identificazione è il punto centrale che ordina la struttura libidica dei legami intersoggettivi. Nel terzo modello, del 1929, Freud assume come principio la rinuncia reciproca alla realizzazione diretta delle mete pulsionali. In questo modo si rende possibile lo sviluppo delle opere di civilizzazione.

Questi tre modelli, quindi, individuano tre ipotesi fondamentali, l’ipotesi di un organizzazione gruppale della psiche individuale; l’ipotesi che il gruppo è il luogo di una realtà psichica specifica; l’ipotesi che la realtà psichica del gruppo precede il soggetto e la struttura.

Le ipotesi avanzate da Freud, furono utili a molti autori che le ampliarono sviluppando applicazioni terapeutiche. Il primo a fare questo fu Burrow, il quale propose la psicoanalisi a dei soggetti riuniti in gruppo. Dopo di lui, Slavson, utilizzò un gruppo di bambini e adolescenti per attuare un trattamento, con l’obiettivo di far realizzare dei buoni rapporti tra i bambini. Alla base di questa pratica c’è l’idea che ogni psicopatologia si costituisce in un ambiente familiare traumatizzante. In questo caso il gruppo deve assicurare un restauro delle funzioni dell’Io, permettendo un controllo delle pulsioni e un rafforzamento all’adattamento alla realtà.

Questi autori pensano al gruppo come entità funzionale, e solo negli anni 40 si penserà al gruppo come entità specifica.

Molti autori dell’epoca si trovavano in condizioni poco favorevoli, ed erano costretti a lavorare in situazioni d’urgenza (nevrosi prodotte dalla guerra) sia a livello economico che psichico. Uno di questi autori fu Bion, a Londra, il quale ha sviluppato un modello per spiegare le formazioni e i processi della vita psichica nei gruppi. L’autore considera il gruppo come un entità specifica e i fenomeni che vi avvengono, come gruppali. Bion distingue due modalità di funzionamento del gruppo: gruppo di lavoro (in cui prevalgono i processi secondari di presentazione dell’oggetto e dell’obiettivo del gruppo) e gruppo di base (in cui predominano i processi primari sotto forma di assunti in tensione con il gruppo di lavoro). Gli assunti di base sono inconsci e costituiti da emozioni di origine primitiva, che svolgono una funzione importante nella soddisfazione dei bisogni dei membri.

Un altro autore, in questa scia, ha costituito la Group Analysis, Foulkes. L’autore, conservando l’approccio gestaltista, considera la totalità precedente alle parti, in particolare la gruppo analisi studia le formazioni e i processi psichici che si sviluppano in un gruppo.

Alla base di questa teoria ci sono cinque idee principali: ascoltare, comprendere e interpretare il gruppo come totalità nel “qui ed ora”; la presa in considerazione del solo transfer di gruppo sull’analista; la nozione di risonanza inconscia tra i membri del gruppo; la tensione comune e i fantasmi inconsci comuni; la nozione del gruppo come matrice psichica.

Le prime teoria psicoanalitiche del gruppo considerano il gruppo come entità specifica. In questo modo differenziano lo spazio intrapsichico riconosciuto nella psicoanalisi del singolo individuo e uno spazio psichico generato dai legami di gruppo. Il gruppo, non è quindi la somma dei processi individuali, ma possiede un organizzazione specifica. I contributi dei membri del gruppo contribuiscono alla formazione della mentalità di gruppo e sono subordinati alla matrice gruppale.

In argentina, la psicoanalisi, è caratterizzata da due autori, Pichon-Riviere e Bleger. Il primo postula una psicologia sociale, il cui oggetto di studio è lo sviluppo e la trasformazione tra la struttura sociale e la configurazione del mondo interno del soggetto. Tale rapporto viene affrontato con il termine di legame. L’autore sostiene che non c’è niente nel soggetto che non sia il risultato dell’interazione tra l’individuo, i gruppi e le classi. In questa prospettiva, il soggetto è come incluso in un gruppo alla cui base c’è la famiglia, e la comparsa di una psicosi in un membro della famiglia è un emergente che si prende a carico la malattia mentale di tutta la famiglia.

Bleger, invece, fa una distinzione tra sociabilità sincretica e sociabilità per interazione. Per sincretismo si intende uno stato di non discriminazione che compone la realtà psichica dell’individuo, ma anche di ogni gruppo e di ogni situazione. Invece, per sociabilità per interazione si indente un rapporto d’oggetto interno, una differenziazione nello spazio psichico e nello spazio intersoggettivo.

In Francia, lo sviluppo della psicoanalisi di gruppo è stato favorito dalle condizioni economiche dopo il secondo conflitto mondiale. Infatti era molto più conveniente analizzare più persone contemporaneamente. Inoltre, alcuni autori criticando la psicoanalisi dei gruppi (so sentendo che applicava la psicoanalisi in modo troppo superficiale), ha dato maggior spinta per uno studio di essa più approfondito. In generale le tesi dei psicoanalisti francesi si possono racchiudere in tre affermazioni: il piccolo gruppo come oggetto, ovvero il gruppo viene riconsiderato come oggetto psichico per i soggetti (il gruppo è oggetto di investimenti pulsionali e di rappresentazioni inconsce per i membri); il gruppo come realizzazione di pensieri inconsci (il gruppo inteso come il sogno, luogo della realizzazione immaginaria dei desideri inconsci); l’assemblaggio gruppale delle menti, il gruppo inteso come luogo di una realtà psichica propria (l’apparato psichico gruppale gestisce e produce questa realtà, alla cui base ci sono degli organizzatori inconsci, descritti come gruppi interni).

Si possono differenziare tre tendenze principali che suddividono le teorie psicoanalitiche di gruppo. La prima è centrata sul gruppo come luogo di una realtà che gli è propria. La seconda si riferisce al soggetto nel gruppo, rivolgendo l’attenzione agli aspetti della realtà psichica che il gruppo mobilita nei soggetti che formano legame nel gruppo. La terza tendenza si preoccupa di capire in che modo il gruppo contribuisce a organizzare la vita psichica del soggetto.

L’inconscio è l’ipotesi costitutiva della psicoanalisi. La psicoanalisi ha costruito una situazione adatta ad affrontare i processi e le formazioni dell’inconscio nella psiche di un soggetto considerato nella sua singolarità. Nel momento in cui un nuovo oggetto, il gruppo, si propone alla conoscenza psicoanalitica, è fondamentale costruire una situazione di riferimento che consenta di qualificare le caratteristiche dell’oggetto dal punto di vista dell’ipotesi psicoanalitica. La domanda quindi diventa, in che modo il gruppo può far apparire delle formazioni inconsce, altrimenti inaccessibili?

Sono tre le caratteristiche metodologiche principali della situazione psicoanalitica in gruppo: la pluralità, il faccia a faccia e l’interdiscorsività. Il gruppo, soprattutto perché racchiude persone estranee al momento iniziale, crea un eccitazione interna e un coeccitazione reciproca che si alimentano in identificazioni reciproche. Questa pluralità, queste esperienze, possono essere traumatogene se i dispositivi anti-eccitatori sono insufficienti. Vengono così realizzare certe condizioni che formano l’inconscio originario, secondo l’idea originale di Freud (l’inconscio si costituisce in occasione della rottura dello scudo protettivo contro gli stimoli).

Il transfert, è un altro concetto che assume un aspetto particolare nei gruppi. Si inseriscono infatti i transfert multilaterali, in quanto si riferiscono all’analista, ma anche agli altri membri del gruppo. Molti transfert, per i diversi membri, sono connessi tra di loro, e il lavoro dello psicoanalista è proprio quello di rilevare queste connessioni. In questo modo, è possibile conoscere i rapporti che il soggetto intrattiene con i suoi oggetti inconsci e con gli oggetti inconsci degli altri. Naturalmente, il fatto che non sia solo lo psicoanalista a subire i transfert, definisce delle condizioni particolari di controtansfert.

È importante anche, in situazioni in cui ci siano più psicoanalisti in un gruppo, adottare degli intertransfert, ovvero la realtà psichica degli psicoanalisti in quanto indotta dai loro legami nella situazione di gruppo. L’analisi intertransferale riguarda l’elaborazione ordinata alla funzione psicoanalitica in questa modalità del dispositivo trans ferale.

L’aspetto della pluralità ha un incidenza anche sulle associazioni, infatti queste sono molto più complesse nelle dinamiche di gruppo.

 

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Pubblicato da admin - 5 gennaio 2011 al 20:23

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Il gruppo come entità specifica

Si possono differenziare diversi modelli teorici che hanno descritto il gruppo come entità specifica, questi sono i modelli funzionalisti, i modelli strutturalisti, i modelli genetici e i modelli di trasformazione.

I modelli funzionalisti si occupano principalmente di spiegare le funzioni e i processi di un gruppo. In questa prospettiva il gruppo è inteso come un sistema funzionale di rapporti d’interdipendenza, il gruppo, quindi, esiste nel momento in cui gli individui realizzano i loro obiettivi meglio insieme che separati. Questi teorici si preoccupano di capire quali sono le funzioni che emergono dal gruppo e che sono necessarie per il suo equilibrio.

I primi psicologi assegnavano una funzione fondamentale al conduttore. Il suo ruolo è quello di soddisfare i bisogni dei membri (tra cui la gestione dei conflitti). Per gli psicanalisti, invece, il ruolo del conduttore è quello di rappresentare le parti di sé che i membri abbandonano per sostituirle con formazioni psichiche condivisibili con gli altri membri. I membri, delegano quindi il conduttore a rappresentare i loro ideali e di incarnare le figure genitoriali tutelari.

Le funzioni dell’ideale sono effetti della prematurità umana alla nascita. L’idealizzazione, infatti, protegge dalla sofferenza e dalla dipendenza, portando l’oggetto ad un grado di perfezione assoluta. Il gruppo, secondo Roheim, diviene una difese contro l’impotenza originaria. Si possono differenziare due modalità di idealizzazione, l’idealizzazione primaria, la quale struttura l’io ideale che attraverso la negazione della dipendenza dall’oggetto, assicura l’autosufficienza narcisistica e il recupero dell’onnipotenza infantile; l’idealizzazione secondaria, l’oggetto incarna un ideale che l’io vorrebbe stabilire in sé, ed è amato per la perfezione che rappresenta. Queste due forme di ideale si realizzano nei gruppi.

Un’altra funzione del gruppo è quello di coltivare il narcisismo delle piccole differenze, secondo cui si mettono da parte gli latri per affermare se stessi e considerare il proprio gruppo superiore agli altri.

La funzione di credenza, è una delle funzioni che ha la capacità di sostenere la coesione del gruppo. La credenza è un antidepressivo prodotto dal gruppo, organizza l’attesa messianica e mantiene il diniego della debolezza di un tale oggetto.

Jaques ha messo in evidenzia che il gruppo offre ai suoi membri delle organizzazioni difensive comuni sulla quali essi possono addossare i propri meccanismi di difese, come le alleanze inconsce o certe componenti della leadership.

Un’altra funzione del gruppo è quella di creare un confine per assicurare l’equilibrio degli scambi tra l’interno e l’esterno. Il gruppo è un involucro, che deve permettere ai membri di creare uno spazio interno sicuro.

I modelli strutturalisti, si preoccupano di descrivere i livelli stabili e le strutture profonde della realtà psichica del gruppo, i processi che permettono o ostacolano i passaggi da una struttura all’altra e descrivono i principi dell’organizzazione del gruppo e dei rapporti tra i suoi membri. L’idea del gruppo per gli strutturalisti, è che quest’ultimo è costituito da un insieme di individui i quali sono riuniti da una legge di composizione, la quale permette che al di la del cambiamento, la struttura del gruppo resti.

Per Foulkes, l’idea del gruppo come matrice psichica è fondamentale per la teoria e il processo della terapia. Infatti tutte le comunicazioni avvengono all’interno di questo quadro di riferimento. In particolare l’autore sostiene che ogni malattia deve essere considerata come qualcosa che si produce all’interno di una rete complessa di rapporti interpersonali, e la psicoterapia di gruppo ha il compito di trattare l’intera rete dei disturbi.

Anche le idee di Bion si inseriscono nell’approccio strutturalista. In particolare l’idea della mentalità di gruppo, come l’attività mentale che si forma a partire dai desideri inconsci e dalla volontà dei suoi membri. Questi contributi permetto una certa soddisfazione delle pulsioni e dei desideri, garantendo l’accordo della vita del gruppo con gli assunti di base.

Una particolare nozione, introdotta da Abraham, che potrebbe individuare il grado zero della struttura, è la nozione di co-sé, che descrive l’emergere di uno stato caotico in cui non esiste ancora una distinzione tra soggetto e oggetto.

Un altro concetto importante è quello di legge del gruppo. È importante però, distinguere la legge del gruppo e la legge di gruppo. La prima si riferisce ad una legge locale consentita o imposta dai membri in modo esplicito o implicito per la realizzazione dei loro fini (il leader è l’incarnazione di questa legge). La legge di gruppo, invece, definisce l’insieme delle regole e dei divieti per i membri di un gruppo. In questa prospettiva il divieto e la rinuncia (alla soddisfazione diretta delle mete pulsionali), rende possibile gli scambi.

Il discorso di gruppo è una nozione che esprime la pluralità dei discorsi e degli enunciati, che si intrecciano gli uni con gli altri, producendo un discorso originale che porta l’iscrizione degli effetti dell’inconscio. Ciò presuppone che nel gruppo si sviluppi un discorso psichicamente organizzato.

Diversi autori, tra cui Redl e Bion, hanno considerato importanti le emozioni nel gruppo. Il primo asserisce che le emozioni siano un legante gruppale, mentre Bion considera il gruppo come il luogo di emozioni forti che prevalgono sul giudizio (le emozioni nascono nel proto mentale).

L’approccio strutturalista, nella prospettiva dell’interpretazione, ha avuto il merito di portare l’analisi sulla realtà psichica del gruppo, individuando così uno spazio diverso da quello che modella l’apparato psichico individuale.

I modelli genetici, nascono come una reazione contro i modelli strutturalisti (soprattutto quando questi ultimi sostengono che il cambiamento sia illusorio). Il modello genetico afferma che il gruppo viva dei momenti di nascita, di crescita, di malattia e di morte. Inoltre, questo modello, parla di un particolare aspetto la regressione. In questa prospettiva la regressione gruppale è intesa come regressione del gruppo ad uno stato di orda, assumendo una serie di regressioni verso organizzatori anteriori alla conclusione del complesso di Edipo (in genere in situazioni che minacciano la coesione del gruppo).

I modelli di trasformazione pongono l’accento su un aspetto diverso, i legami tra i membri del gruppo e i legami del membro con il gruppo.

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Pubblicato da admin -  al 20:23

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Processi e principi del funzionamento psichico nella vita dei gruppi

L’approccio psicoanalitico al gruppo ha come scopo quello di capire e spiegare i processi e le formazioni psichiche che operano nel gruppo, ma che non sono proprie di nessun individuo facente parte al gruppo.

Innanzitutto è bene precisare che per processo si intende una successione organizzata di fenomeni in movimento all’interno di una struttura che ne determina il funzionamento. I processi di gruppo sono molto complessi, in quanto riguardano due spazi, quello intrapsichico di ciascun soggetto e lo spazio comune del gruppo stesso. Inoltre sono complessi perché coesistono dei processi che hanno funzioni diverse e che porducono effetti diversi in questi due spazi.

Nei gruppi si possono identificare quattro categorie di processi: i processi psichici gruppali originari, i processi primari, i processi secondari, i processi terziari e i processi associativi.

Il gruppo, inteso come incontro di nuove persone, riduce molte certezze e costituisce una situazione potenzialmente psicotizzante, in quanto mobilità i nuclei psicotici di ogni soggetti nevrotico e lo costringe a pensare le sue immersioni nelle angosce e nelle difese psicotiche.

Aulagnier, nei suoi lavori, ha proposto una nuova concezione del processo originario, definendolo come un luogo e un processo di produzione della vita psichica preliminari agli spazi e ai processi primari e secondari. L’originario è quindi una forma di attività e una modalità di funzionamento psichico prodotto nell’incontro tra psiche dell’infans e il mondo. Più precisamente con un oggetto esterno eccitante, definito oggetto-zona complementare.

Nei gruppi, il processo originario, è innestato dalle esperienze di piacere e dispiacere che ciascuno ha provato nel suo incontro. I processi originari, quindi, lavorerebbero a stabiliti la presa o il rigetto degli o oggetti-zona equivalenti al seno.

I processi primari nel gruppo vengono descritti da Anzieu, il quale propone l’analogia del gruppo e del sogno. Secondo l’autore i fenomeni che si manifestano nei gruppi sono molto simili a dei contenuti manifesti, i quali derivano da contenuti latenti. Il gruppo è quindi come il sogno, il quale cerca una via per realizzare il proprio desiderio inconscio. Altri due processi rientrano in questa categoria, la diffrazione e la moltiplicazione del simile. La prima è responsabile della figurazione multipla degli aspetti dell’Io rappresentato dai suoi personaggi e oggetti che insieme formano un gruppo intero (i diversi membri del gruppo possono rappresentare per un individuo i diversi aspetti del suo gruppo interno). Inoltre la diffrazione è un meccanismo di difesa in quanto riesce ad occultare disseminando gli oggetti psichici, la figura dell’oggetto censurato; la moltiplicazione del simile, è un meccanismo utilizzato dal lavoro del sogno per rappresentare la frequenza di azione di un personaggio nel sogno.

Per ciò che riguarda i processi secondari, secondo Aulangnier, questo lavora lo spazio del secondario, cioè il luogo della formazione del significato. Ciò implica la prevalenza del principio di realtà e della partecipazione del soggetto ai simboli culturali (è quindi associato al lavoro del pensiero).

Secondo Dodds, il lavoro dei processi terziari è quello di rendere il racconto e il contenuto del sogno efficaci rendendoli abbastanza conformi alla struttura culturale tradizionale.

Come detto in precedenza, i processi associativi sono molto complessi nel gruppo, in quanto sono presenti una pluralità di discorsi intrecciati tra loro. Il lavoro di associazione si presenta come delle trasformazioni di enunciati che avvengono nei transfert e per effetti di essi che si sviluppano nello spazio gruppale.

Nel corso delle associazioni, si verificano alcuni avvenimenti associativi, che permettono a chi è in ascolto di trovare la facilitazione delle proprie rappresentazioni inconsce verso il preconscio. Nel gruppo, quindi, la parola di un individuo può aprire la strada ad un altro per il ritorno al rimosso.

(vedi pag. 92)

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Pubblicato da admin -  al 20:23

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I legami di gruppo

Un aspetto importante nel discorso sui gruppi è quello dei legami di gruppo. Pichon-Riviere ha distinto nel legame due campi psicologici, un campo interno che definisce una legame con un oggetto interno, e un campo esterno che definisce un legame con un oggetto esterno. L’Io, nel legarsi ad un immagine localizzata in lui (oggetto interno), prende la forma di una relazione d’oggetto. Alla psicoanalisi, interessa proprio questa relazione d’oggetto.

Come descritto anche in precedenza, Bleger, ha introdotto nella teoria del legame un’opposizione tra due modi di sociabilità, la sociabilità sincretica e la sociabilità per interazione. La prima definisce una relazione che di fatto non è una relazione (due individui che sono in una non-relazione, sono comunque d’accordo di questa non-relazione, formando lo stesso un gruppo). La sociabilità per interazione, invece, implica una relazione d’oggetto interna. Questi due livelli, in un soggetto membro di un gruppo, sono mantenuti grazie ad una scissione dell’Io, che inibisce la sociabilità sincretica. Quando la scissione non agisce più c’è una crisi sia nell’individuo che nel gruppo.

Un aspetto importante da sottolineare, è che ciò che differenzia il legame dalla relazione d’oggetto è che nel legame abbiamo a che fare con un altro. Questo non è soltanto una figurazione, non è marcato d’immaginario (come nella relazione d’oggetto), ma è un altro che non posso ridurre ad una rappresentazione. (vedi pag. 105 per identificazioni)

Il concetto di psiche di gruppo suppone un ipotesi sull’inconscio e sugli effetti che esso produce nei gruppi. Anzieu sostiene che esiste solo una realtà interiore inconscia individuale, e postula la nozione di un Sé di gruppo, all’interno del quale avviene una circolazione identificatoria e fantasmatica tra i membri del gruppo.

Un’altra ipotesi sostiene che il gruppo non è considerato soltanto come un contenitore di inconsci individuali, ma l’attenzione è rivolta particolarmente alle alleanze inconsce, ovvero agli atti psichici di produzione congiunta dell’inconscio. Come detto in precedenza, il gruppo fornisce un insieme di organizzatori a cui è possibile, per i membri, appoggiare i propri meccanismi di difesa (in particolare contro angosce psicotiche). In questa prospettiva si inseriscono le alleanze inconsce. Infatti, queste, sono caratterizzate da operazioni di rimozione , diniego e rigetto effettuate in comune dai soggetti per il beneficio di ognuno.

Affrontando il tema del legame intersoggettivo, si riscontra il problema delle modalità di passaggio tra gli spazi psichici. In questa prospettiva, va rivolta particolare attenzione ai soggetti che hanno delle funzioni intermediarie, di porta-parola, porta-sintomo, ecc.

In questo caso si parla di funzioni foriche, ovvero le funzioni svolte da un soggetto per il gruppo. Una figura particolare nel gruppo, è quella del porta-voce, ovvero un membro del gruppo che esprime qualcosa che permette di rivelare aspetti latenti. Egli è l’indicatore dello stato del gruppo. Il porta-parola è indotto alla sua funzione, o dal proprio desiderio, o da altri membri che lo portano ad occupare questa posizione.

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