Lo sviluppo emotivo
Definiamo emozione una reazione affettiva intensa, strettamente associata con le reazioni espressive involontarie della faccia, voce e gesti.
Un episodio emotivo è costituito da diverse componenti: un evento scatenante, una componente fisiologica, una componente esperienziale e un cambiamento comportamentale manifesto. L’emozione è quindi un esperienza complessa, che ha origine da un antecedente situazionale ed è esperita attraverso modificazioni fisiologiche atte a comunicare agli altri il proprio stato interno.
Darwin in alcuni suoi studi considerò le espressioni innate in quanto, apparivano in animali inferiori, comparivano in bambini molto piccoli ed erano ugualmente manifestate in bambini ciechi e sordi. Ekman andò oltre questa prospettiva classificando sei emozioni fondamentali: rabbia (con una funziona sociale presente già a due mesi di vita), paura (con valore adattivo legato alla protezione dell’individuo. Si svilupperà dopo i sei mesi), disgusto (presente già nelle prime ore di vita), tristezza (legata alle risposte sociali e presente già a due-tre mesi), gioia (utilizzata per la comunicazione, studiata attraverso il sorriso fisiologico – a tre settimane – e il sorriso intenzionale), sorpresa (presente già a 36 ore dalla nascita).
In questa prospettiva è stata sottolineata, oltre che all’importanza biologica, anche l’importanza sociale nelle emozioni, in quanto la valutazione di questa è data più dall’evento in sé che dall’evento scatenante.
L’emozione è quindi una risposta ad un evento che ha la funzione di preparare l’organismo all’evento stesso. Tutte le emozioni svolgono sia funzioni di regolazione intrapersonale che interpersonale, che funzioni organizzative e differenziazione interna.
Greenspan individua l’esistenza di un codice duale, che fornisce di un esperienza sensoriale, sia le informazioni fisiche che emotive.
Anche l’affettività ricopre un ruolo primario nello sviluppo, necessaria infatti per l’adattività del bambino.
Darwin considerava innata la capacità di comprendere le emozioni, in realtà è solo a due mesi che il neonato inizia ad avere capacità cognitive e visive in grado di distinguere le espressioni facciali. Alcuni studi hanno rilevato che bambini a tre mesi riconoscono alcune emozioni fondamentali, a cinque differenziano la collera, la tristezza e la paura. A dodici mesi sono quindi in grado di distinguere bene tutte le emozioni e in base a queste si comportano verso gli oggetti.
Un importante capacità nella prospettiva delle emozioni è la competenza emotiva, definita come l’abilità personale di affrontare le emozioni proprie e altrui. I bambini dovranno comprendere che le diverse situazioni comportano diversi sentimenti e diverse emozioni. Inoltre il bambino dovrà apprendere ciò che Ekman definisce display rules, ovvero regole di esibizione delle emozioni da apprendere nell’esperienza sociale. Nella gestione delle competenze emotive, il bambino attraversa alcune fasi, tra cui: la prima infanzia (0-12mesi – il neonato utilizza tecniche di autoregolazione nel pianto), la fase dei primi passi (12-36mesi – il bambino apprende a sfuggire a situazioni indesiderate e cercano le figure di attaccamento in situazioni di eccessiva ansia).
Inoltre lo sviluppo delle competenze emotive è un precursore della capacità empatica, infatti i bambini dopo i 24mesi mettono in atto comportamenti consolatori nei confronti di una persona sofferente.
Molti autori hanno effettuato ricerche per individuare le fasi dello sviluppo emotivo. Nello sviluppo delle sei emozioni fondamentali si è visto che l’emergere del sorriso si può localizzare tra le quattro e le otto settimane di vita. Successivamente verso i due anni, questo si trasforma in sorriso sociale, un sorriso rivolto a tutti quelli che lo guardano. Anche la paura è molto precoce, infatti è presente già dopo due settimane di vita. La rabbia invece appare intorno ai cinque mesi e induce il bambino a respingere l’ostacolo. La tristezza compare ancora dopo, verso i sei-sette mesi, quando il bambino si mostra addolorato dopo la separazione da un oggetto a lui caro.
Greenspan ha individuato alcune fasi dello sviluppo emotivo, tra cui: dare un senso alle sensazioni (0-4mesi – il neonato impara a organizzare tutte le sensazioni che l’ambiente gli procura e le conseguenti risposte corporee), intimità e relazioni (4-8mesi – la consapevolezza della presenza dell’altro viene fornita dalla capacità di poter prestare attenzione), i germi dell’intenzionalità (8-12mesi – il bambino comprende in questa fase che le sue azioni possono suscitare reazioni negli altri), scopo e interazione (12-18mesi – il bambino comprende di essere in grado di esprimere affetto e calore negli altri), immagini, idee e simboli (18-24mesi – il bambini avendo acquisito la capacità di simbolizzare, riesce a crearsi un’immagine interiore del mondo.
Possiamo concludere sottolineando che lo sviluppo affettivo-emotivo e cognitivo sono interdipendenti l’uno dall’altro, infatti senza la capacità di esprimere le emozioni non si instaurerebbero legami sociali, e la crescita cognitiva permette una maggiore strutturazione delle emozioni.
Comunicazione e sviluppo linguistico
In generale possiamo definire la comunicazione come una fitta rete di scambi di informazioni e relazioni sociali e il linguaggio come un sistema simbolico di comunicazione. In particolare definiamo un atto comunicativo come la più piccola unità suscettibile di essere parte di uno scambio comunicativo e la competenza comunicativa come l’insieme di conoscenze e regole che l’individuo deve possedere per poter essere inserto in una comunità di cui condivide i codici comunicativi.
Sin dalla nascita il neonato dispone di strumenti comunicativi, come il pianto e i vocalizzi. Inizialmente utilizza modalità di comunicazione non verbali che gradualmente si trasferiscono alle competenze linguistiche. In generale possiamo considerare la comunicazione come scambio reciproco quando il bambino diventa in grado di dare un contributo pari a quello dell’adulto.
Nei primi mesi di vita, l’uso di strumenti comunicativi non è intenzionale, ma questi vengono ugualmente interpretati da parte del genitore, (intersoggettività primaria); successivamente, verso i dieci mesi, il bambino utilizzerà gesti comunicativi per guidare il comportamento dell’adulto (intersoggettività secondaria).
Possiamo individuare alcune tappe dello sviluppo comunicativo: 0-2mesi (il primo suono del neonato è il pianto, che poi si andrà differenziandosi), 2-3mesi (compaiono i primi pseudo dialoghi e il bambino utilizza il sorriso sociale per comunicare il riconoscimento di un viso familiare), 3-8mesi (la partecipazione del bambino nell’interazione faccia a faccia con l’adulto diventa sempre più complessa. Compare inoltre la lallazione), 8-12mesi (compare l’osservazione triadica, ovvero la condivisione di attenzione verso un oggetto. Intorno ai nove mesi si può iniziare a parlare di comunicazione intenzionale. Si ha anche la prima variazione della lallazione variata, prototipo della produzione delle prime parole), 12-16mesi (sviluppo delle abilità di indicare prevedendo la direzione), 16-24mesi (il vocabolario raggiunge 50 parole ha 16 mesi, e iniziano a combinare insieme due o tre parole producendo le prime frasi), 24-36mesi (comparsa di diversi meccanismi morfosintattici).
A differenza della produzione, la comprensione del linguaggio sembra essere una capacità più precoce. Alcune tesi considerano la comprensione delle parole in base a tentativi predeterminati biologicamente. Chomsky sostiene che la capacità di acquisire il linguaggio ha una base innata, e grazie al meccanismo atto all’acquisizione del linguaggio tutti i bambini lo acquisiscono allo stesso modo. solo grazie all’esposizione dell’infante a uno specifico linguaggio i bambini eserciterebbero alcuni suoni rispetto ad altri. Per Bruner, invece, la predisposizione biologica innata è la tendenza alla partecipazione a scambi interpersonali.
Categorie: Da 0 a 21 mesi Tags: alfabeto, bambini, comunicare, parlare, prima
Lo sviluppo motorio
Con il termine sviluppo motorio si intendono i cambiamenti, qualitativi e quantitativi, nelle capacità motorie del bambino in funzione all’età. La maggior parte delle abilità motorie si verificano nei primi anni di vita, alcune sono spontanee (movimenti spontanei) mentre altre compaiono in risposta a stimoli esterni. L’ambiente nello sviluppo di queste capacità risulta molto importante, in quanto deve fornire le stimolazioni giuste per fornire al bambino la conquista della locomozione.
Possiamo considerare lo sviluppo motorio in diverse fasi. Nella prima, la motricità fetale, si può sottolineare che nella sedicesima settimana il feto ha già acquisito tutti i movimenti tipici della specie. Successivamente, nello sviluppo posturale, si può individuare che il neonato nei primi tre mesi di vita riesce a sostenere la testa, dal terzo al nono mese riesce a stare seduto, e dal nono al dodicesimo mese conquista la stazione eretta. Parallelamente allo sviluppo della postura c’è quello della locomozione, secondo cui a sei mesi il bambino striscia coricato sul ventre, a dieci mesi riesce a coordinare movimenti di braccia e gambe, a dodici mesi cammina accompagnato da un adulto e a quattordici mesi cammina da solo.
Per quanto riguarda lo sviluppo della prensione e della manipolazione, il neonato raggiunge questa capacità intorno ai quattro mesi, infatti inizialmente avrà una pensione con la parte cubitale della mano, successivamente (6-8mesi) afferrerà l’oggetto con il pollice e l’indice e infine (9-10mesi) l’oggetto viene afferrato tra i polpastrelli del pollice e dell’indice o del medio.
Il raggiungimento di questa capacità è dovuto allo sviluppo della capacità di muovere il gomito, di coordinare spalle, gomito e polso e infine all’integrazione tra aspetti motori e percettivi.
Anche per questi movimenti sembra essere implicato l’uso di neuroni specchio.
L’imitazione
Possiamo definire l’imitazione come il riprodurre un modello comportamentale. Alcune delle teorie sviluppate nel corso degli anni affermano che la capacità imitativa è innata. Piaget, invece, riteneva che per imitare fosse necessaria la capacità rappresentativa e che l’imitazione seguisse le fasi dello sviluppo cognitivo. Meltzoff invece dimostra che i bambini sono in grado di imitare già dal primo mese i movimento della bocca o della lingua fatti da un adulto. L’autore, si contrappone in toto a Piaget affermando che è l’imitazione la base per acquisire la capacità rappresentativa, vedendo l’imitazione come la base per la comprensione del mondo e una funzione per discriminare e venti e persone.
Chi si è occupato molto di questo argomento è Bandura, il quale afferma che i modelli da imitare possono sia essere i genitori che altri bambini, ma anche personaggi televisivi. Un comportamento per essere appreso attraverso il modellamento (imitazione del modello) necessita di un attenzione verso il comportamento, di una rappresentazione in memoria, di una riproduzione motoria e di un rinforzo. Quest’ultimo punto comprende anche il rinforzo vicario, ovvero il rinforzo che riceve il modello effettuando quel tipo di comportamento.
Nel corso degli anni novanta in alcune ricerche neurologiche furono studiati alcuni tipi di neuroni, definiti neuroni specchio, che furono trovati come base per alcune capacità di riprodurre atti motori complessi. I risultati delle ricerche dimostrarono che forme di imitazione trovavano un riscontro nell’attivazione di specifici circuiti specchio. Secondo alcuni il compito dei neuroni specchio è proprio quello di produrre comportamenti per imitazione; ma sembra che il processo vada oltre l’imitazione, controllando e monitorando anche l’esatta esecuzione di questi. È quindi necessario per l’attuazione di un processo imitativo che i neuroni specchio facilitino l’attivazione di funzioni che permettono il replicare un comportamento.
Lo sviluppo sensoriale, percettivo e attentivo
Possiamo definire la sensazione come la capacità di avere esperienze attraverso la stimolazione degli organi di senso. La percezione invece può essere definita come l’insieme delle funzioni psicologiche che permettono all’organismo di acquisire informazioni circa l’ambiente attraverso gli organi di senso, è quindi il risultato di un elaborazione delle informazioni ricevute dai sensi.
Piaget ha sempre considerato lo sviluppo percettivo di ordine quantitativo e non qualitativo e sempre inferiore allo sviluppo cognitivo, Bruner invece parla di una progressiva costruzione di categorie che permettono la codifica della percezione della realtà esterna. Gibson, invece, sottolinea che la vera importanza dei processi percettivi è la capacità dei bambini di astrarre informazioni più complesse da questi (è un oggetto commestibile?). Alcune ricerche hanno dimostrato che i neonati ha tre mesi riescono a distinguere chiaramente gli oggetti dallo sfondo e a cinque mesi hanno acquisito le costanti di grandezza e forma. Inoltre i neonati a tre mesi riconoscono il movimento biologico, ovvero riconoscono una persona che si muove verso di loro più di quanto riconoscano un altro oggetto in movimento.
Dati sperimentali hanno confermato che l’udito è già funzionante a partire dal settimo mese di gravidanza, e inoltre il feto alla 28° settimana riesce a identificare la voce umana preferendo quella di donne adulte. Inoltre è stato rilevato che i bambini già 5 minuti dopo la nascita sono in grado di localizzare la provenienza di un suono (tale riflesso poi sparisce fino ai 4 mesi). A cinque mesi il lattante riesce a muoversi lateralmente verso il suono e a al settimo mese riuscirà a spostarsi anche in alto e in basso. Il sistema uditivo è quindi funzionante già prima della nascita.
Per ciò che riguarda il sistema visivo possiamo dire che anche se del tutto formato alla nascita è ancora immaturo. Infatti il neonato non ha ancora la capacità di accomodare il cristallino o di metter a fuoco a distanze diverse. Inizialmente il neonato usa la visione periferica (bastoncelli) e solo dal primo all’ottavo mese si svilupperò al macula cieca (visione dei dettagli). Oltre alla poca abilità nell’accomodare il cristallino, ciò che maggiormente impedisce una buona visione al neonato è la scarsa trasmissione di segnali nervosi. In ogni caso il bambino, anche se non vede da subito come un adulto è in grado di vedere sufficientemente bene per conoscere il mondo, e in particolare intorno ai due mesi inizia a discriminare i colori e ad acquisire la costanza di forma. Inoltre i neonati possiedono la tecnica della preferenza visiva, prediligendo figure tridimensionali a quelle bidimensionali e in movimento anziché statiche. Alcuni autori, in diverse ricerche hanno inoltre rilevato che esiste un meccanismo innato nella rilevazione del volto umano, in base alla rilevazione di occhi e bocca. In definitiva, per ciò che riguarda la vista possiamo dire che lo sviluppo di essa va di pari passo con l’adattamento del bambino all’ambiente.
Anche il gusto e l’olfatto sembrano essere capacità molto precoci nello sviluppo del neonato, infatti riesce a discriminare tra il dolce e il salato e già al sesto giorno di vita riconosce l’odore del latte della madre.
Nella settima settimana si sviluppano nel feto anche la cute e le mucose che permettono di avere sensibilità a stimoli tattili. Alla ventesima settimana il feto è in grado di percepire sensazioni di pressione e di temperatura quando viene toccato l’addome materno.
Per quanto riguarda i processi attentiivi, possiamo considerare uno stato attentivo in quanto si caratterizza per un orientamento vigile verso una fonte di stimoli. Un neonato è in grado a pochi giorni di prestare attenzione ad un bersaglio e seguirlo fino a dove può e successivamente inizierà a muovere il capo. Sono state individuate (Gibson) alcune fasi dello sviluppo attentivo: 0 – 4 mesi (esplora gli eventi nel campo visivo circostante), 4 – 7 mesi (presta maggior attenzione grazie ad uno sviluppo della vista e della possibilità di afferrare oggetti), 8 – 12 mesi (aumenta il contesto in relazione alla capacità di movimento del bambino). L’attenzione quindi, sempre in relazione allo sviluppo, diventa sempre più efficiente e selettiva.





